L’abito antracite scende fino ai piedi, forma pieghe lungo i fianchi e si muove intorno alle gambe. A indossarlo è Fiona May, campionessa del mondo e due volte argento olimpico nel salto in lungo, tra le protagoniste della sfilata Martino Midali primavera-estate 2027. Le maniche ampie e lo scollo a V ne definiscono la linea, mentre una collana sottile a raggiera si apre sul décolleté.

La sua presenza introduce il tema di ICONICA, la collezione presentata alla Fashion Week: il rapporto tra gli abiti e le persone che li indossano, con le loro età, esperienze e trasformazioni. Nel progetto “Una storia di donne”, May è una delle sei protagoniste alle quali il marchio affida questo racconto. Alla sua figura Midali associa la forza, intesa come disciplina sportiva, superamento dei limiti e capacità di reinventarsi dopo l’atletica, facendo spazio alla generazione successiva.
Sei percorsi sulla stessa passerella
Quella trasformazione assume un significato diverso per ciascuna delle donne coinvolte. Per Anna Maisetti, alla quale il progetto lega il tema dell’accettazione, il punto di partenza è il confronto con un corpo cambiato dopo una malattia. Nella sua storia, una fragilità diventa parte di una nuova immagine di sé, attraverso il racconto e l’inclusione.
Il rapporto con il corpo attraversa anche il percorso di Stella Manente, entrata giovane nella moda e nello spettacolo. ICONICA mette in relazione la sua familiarità con un ambiente che cerca la perfezione e il diverso sguardo portato dalla maternità. A questa consapevolezza si affianca lo yoga, come pratica di ascolto ed equilibrio.
Il ritorno in passerella di Cristina Milanesi, con la sua esperienza tra moda, giornalismo ed editoria, sposta l’attenzione sul tempo e sulla possibilità di continuare a esprimersi attraverso gli abiti nelle diverse fasi della vita. Il legame tra generazioni prende poi una forma concreta nel camminare insieme di Ombretta Ranzani e della figlia Lavinia Guizzo. Alla prima, professionista e madre, è associata la ricerca di equilibrio tra ruoli diversi; alla seconda, la più giovane delle sei protagoniste, il futuro e la possibilità di interpretare a proprio modo la storia ricevuta.
Sono questi percorsi a dare contenuto al tema scelto da Midali, “La bellezza di essere donna”: l’intento del marchio è raccontare la libertà di esprimere la propria individualità attraverso i cambiamenti del corpo e della vita. Anche la scelta di chi sfila entra così nella lettura degli abiti.
Il tema delle età ha trovato spazio in altre passerelle recenti. Nel gennaio 2026 Stephanie Cavalli ha aperto l’alta moda primavera-estate di Chanel; a marzo è tornata ad aprire il prêt-à-porter autunno-inverno della maison, a cinquant’anni. È un esempio circoscritto di rappresentazione delle generazioni, uno degli aspetti del più ampio tema dell’inclusione.
La memoria degli abiti, le proporzioni di oggi
In ICONICA, l’idea di attraversare il cambiamento mantenendo la propria identità riguarda anche la collezione. “Il futuro ha memoria” è il tema che accompagna il ritorno al repertorio di Midali, la cui attività si sviluppa dai primi anni Ottanta. L’archivio viene riletto nel presente modificando proporzioni ed equilibri di forme riconoscibili: tuniche, grandi kaftani, casacche, linee a trapezio, pantaloni ampi e gonne lunghe, anche sovrapposti.
A tenere insieme queste forme è soprattutto il jersey di viscosa, che il designer indica come materiale fondativo del proprio lavoro. Fluidità ed elasticità permettono di costruire volumi che lasciano spazio intorno alla figura, secondo il principio di “costruire senza costringere”. È qui che l’idea di una femminilità indipendente, espressa dal progetto, trova una corrispondenza nel disegno degli abiti.
Questa attenzione ai volumi attraversa anche altre proposte del marchio. Nella collezione iridescente da cerimonia di Martino Midali, abiti a trapezio, pantaloni larghi e sovrapposizioni affidano al movimento un altro ruolo: far cambiare i riflessi del tessuto.
Su queste forme si inserisce il lavoro sul colore e sulle righe, il cui disegno cambia con le pieghe del tessuto. Sul jersey, la palette passa dal grigio antracite ai toni naturali e al corallo, mentre le righe tornano negli abbinamenti bianco e blu e grigio e naturale. Nei look fotografati, quelle sottili di un abito lungo seguono le pieghe di una linea ampia, con scollo a V, maniche larghe e foulard coordinato sulla testa. Su un altro capo, lungo e abbottonato come una camicia, il disegno verticale incontra invece tasche sulle quali le righe cambiano direzione.


Il corallo occupa tutta la superficie di un abito fino ai piedi, con scollo arrotondato. In questo caso sono il colore uniforme e la caduta del tessuto a rendere leggibile il volume, mentre nei capi a righe interviene anche il disegno grafico.

Dal jersey al denim, fino alle trasparenze
La ricerca sulle ampiezze prosegue nel denim, che introduce una costruzione più strutturata accanto alla morbidezza del jersey. Diventa trench, pantaloni palazzo, giacche-camicia, casacche e gonne, e assume anche silhouette barrel, arrotondate nel volume e più raccolte alle estremità. Bianco, verde militare e salvia ampliano la proposta cromatica di questa parte della collezione.
Nelle immagini, il trench con cintura definisce la vita, mentre gli abiti e i completi più fluidi la lasciano meno segnata. Il guardaroba comprende entrambe le impostazioni e si alleggerisce ulteriormente con la rete e l’organza goffrata, dalla superficie lavorata in rilievo. Alle forme più costruite si affiancano sovrapposizioni leggere e trasparenze, alternando superfici opache e luminose, disegni grafici e trame in rilievo.

Su questi contrasti intervengono i gioielli artigianali di Frediano Properzi: forme organiche, elementi irregolari e superfici materiche che si appoggiano su scolli e tessuti altrimenti essenziali. Le collane ampie occupano gli scolli e i riflessi metallici risaltano sugli abiti, accompagnandone la fluidità.