Fairtrade, dal campo allo scaffale: cosa significa il marchio sui prodotti

Dal 24 settembre al 4 novembre l’iniziativa coinvolge supermercati e negozi online. Prima di cercare i prodotti, scopriamo chi stabilisce le regole Fairtrade, chi le controlla e che cosa indica davvero il marchio sulla confezione.

Il caffè che troviamo al supermercato comincia il suo viaggio molto prima di arrivare in un pacco. Qualcuno coltiva le piante, raccoglie i chicchi e li vende a un’azienda che li lavorerà e li porterà sul mercato. Lo stesso accade con il cacao di una tavoletta di cioccolato o con le banane esposte nel reparto della frutta. Tra il prezzo pagato alla cassa e quello ricevuto da chi ha coltivato quelle materie prime c’è una filiera che, di solito, non vediamo.

Fairtrade interviene in questa filiera. È un sistema internazionale che stabilisce regole economiche, sociali e ambientali per chi produce e per chi acquista determinate materie prime. Il suo obiettivo è dare agli agricoltori e ai lavoratori condizioni di scambio più eque e maggiore possibilità di investire nel proprio futuro. Il marchio FAIRTRADE su una confezione indica che il prodotto, oppure un ingrediente specificato in etichetta, proviene da una filiera che segue quelle regole.

Una delle più importanti riguarda il prezzo. Per molti prodotti è previsto un Prezzo Minimo Fairtrade, che protegge le organizzazioni dei produttori quando il prezzo di mercato scende sotto una certa soglia. Se il mercato paga di più, ai produttori spetta almeno il prezzo più alto. C’è inoltre un Premio Fairtrade, una somma aggiuntiva che le organizzazioni agricole e i lavoratori decidono come utilizzare. Può servire a migliorare la produzione, costruire infrastrutture o finanziare servizi per la comunità, dalle scuole alle strutture sanitarie.

Chi compra un prodotto Fairtrade non versa direttamente una quota del prezzo alla singola famiglia di agricoltori. Acquista un alimento la cui materia prima, quando venduta alle condizioni Fairtrade, deve rispettare queste regole di prezzo e di pagamento del Premio. La scelta dei consumatori crea domanda per quelle filiere. Non è, però, una garanzia che ogni coltivatore abbia già raggiunto un reddito sufficiente per vivere.

Chi stabilisce le regole e chi controlla

Il sistema ha compiti distinti. Fairtrade International stabilisce gli standard e coordina la rete internazionale. Fairtrade Italia, presente nel nostro Paese dal 1994, promuove il sistema, lavora con le imprese che vogliono acquistare materie prime Fairtrade e concede l’uso del marchio sui prodotti che ne hanno i requisiti. Le aziende che vendono caffè, cioccolato o biscotti con quel simbolo non diventano per questo “Fairtrade”: ottengono il diritto di usarlo su prodotti specifici.

Il controllo delle filiere è un altro passaggio. FLOCERT, il principale organismo indipendente di certificazione del sistema, verifica attraverso ispezioni e controlli che produttori e operatori rispettino gli standard. Concedere a un’azienda l’uso del marchio su una confezione e certificare il rispetto delle regole lungo la filiera sono dunque due attività diverse. Fairtrade International spiega la differenza tra certificazione e uso del marchio.

Che cosa dice il marchio sulla qualità degli alimenti

Il marchio Fairtrade non va confuso con quello del biologico. Un prodotto può avere entrambe le certificazioni, soltanto una delle due oppure nessuna. Per riconoscere un alimento biologico bisogna cercare sulla confezione il logo europeo con la foglia formata da stelle, accompagnato dal codice dell’organismo di controllo e dall’indicazione dell’origine delle materie prime agricole. La Commissione europea spiega come leggere il logo bio.

Fairtrade prevede anche regole sull’uso delle sostanze impiegate in agricoltura: alcune sono vietate, altre possono essere utilizzate soltanto a determinate condizioni. Il marchio non significa quindi che non siano mai stati usati pesticidi, né garantisce l’assenza di qualsiasi residuo nel singolo alimento. La sicurezza alimentare segue inoltre regole che valgono per tutti i prodotti venduti nell’Unione europea, Fairtrade o meno. Tra queste ci sono i limiti legali dei residui di pesticidi, sottoposti a controlli dalle autorità pubbliche. La Commissione europea illustra questi limiti.

Fairtrade non è neppure un giudizio sul sapore o sul valore nutrizionale. Due caffè certificati possono avere miscele diverse; due biscotti possono contenere quantità differenti di zucchero. Per scegliere un alimento restano importanti anche l’elenco degli ingredienti e la tabella nutrizionale.

Come leggere l’etichetta

Su un pacco di caffè o sulle banane il marchio si riferisce a quel prodotto. Su un alimento composto da più ingredienti, come un biscotto o una tavoletta di cioccolato, bisogna capire quali materie prime sono Fairtrade. Una freccia accanto al marchio invita a leggere le informazioni sul retro della confezione. Esiste anche un marchio che identifica una sola materia prima acquistata secondo gli standard, per esempio il cacao usato in un prodotto.

Per cacao, zucchero, tè e succhi di frutta può essere adottato il cosiddetto bilancio di massa. Durante la lavorazione, la materia prima acquistata alle condizioni Fairtrade può essere mescolata con altra materia prima dello stesso tipo. Le quantità acquistate e vendute secondo quelle condizioni vengono comunque registrate e controllate. Per questo il simbolo va letto insieme alla spiegazione riportata sulla confezione.

Due persone tra gli scaffali di un supermercato, una con una borsa Fairtrade
Le Settimane Fairtrade 2026 coinvolgono supermercati e negozi online dal 24 settembre al 4 novembre. Photo credit: Fairtrade.

Le Settimane Fairtrade 2026

È in questo contesto che arrivano le Settimane Fairtrade 2026, in programma dal 24 settembre al 4 novembre. Fairtrade Italia coinvolge supermercati e negozi online in iniziative dedicate ai prodotti con il marchio.

Tra le catene partecipanti figurano Carrefour, Coop Italia, Lidl e Aldi, insieme a Etruria Retail, In’s Mercato, Mercatò e Pam Panorama. L’assortimento indicato comprende caffè, cacao, banane, tè, riso e zucchero, ma anche cereali per la colazione, barrette al cioccolato, succhi di frutta, biscotti, merendine, gelati, crackers e prodotti da forno.

L’elenco descrive le categorie in cui si possono trovare prodotti Fairtrade. Non significa che tutti gli articoli di quelle categorie siano certificati, né che ogni supermercato abbia le stesse offerte. Per sapere quali prodotti sono disponibili in un negozio occorre verificare le informazioni dell’insegna.

Alle iniziative nei punti vendita si aggiungono quelle dei negozi online di Kimbo, Alce Nero, Damiano, Caffè Haiti Roma, Caffè Costadoro, Bazzara, Witor’s, Hausbrandt e Nostos. Sono annunciati sconti e codici promozionali sui rispettivi prodotti Fairtrade, senza dettagli comuni su importi e condizioni. L’adesione di un marchio, come Alce Nero o Kimbo, riguarda i suoi prodotti certificati e non l’intero catalogo. Sulle reti televisive nazionali è prevista anche la trasmissione di uno spot per la linea Solidal Coop. Fairtrade Italia precisa che gli sconti al pubblico non riducono il Prezzo Minimo e il Premio riconosciuti alle organizzazioni dei produttori.

L’annuncio di Action per il cacao

Accanto alle iniziative rivolte ai consumatori, Fairtrade Italia annuncia l’adesione di Action a un programma per favorire un reddito dignitoso dei coltivatori di cacao in Costa d’Avorio. Secondo l’organizzazione, è la prima insegna a partecipare.

Action si impegna a investire almeno un milione di euro aggiuntivo all’anno, oltre al Premio Fairtrade. Il contributo sarà proporzionale alle vendite e, secondo quanto dichiarato, non comporterà variazioni del prezzo finale per i consumatori. Non sono stati indicati la durata dell’impegno, il numero dei coltivatori coinvolti o i risultati già raggiunti. Per misurarne gli effetti serviranno dati successivi.

Le nuove regole europee sulle dichiarazioni ambientali

L’iniziativa comincia pochi giorni prima del 27 settembre 2026, data dalla quale si applica la direttiva europea EmpCo. Le nuove regole contrastano anche le dichiarazioni ambientali generiche o ingannevoli nella comunicazione commerciale. Fairtrade Italia collega questa scadenza all’importanza di poter verificare ciò che viene dichiarato ai consumatori.

La direttiva non impone alle aziende di usare il marchio Fairtrade e non richiede una verifica esterna per ogni affermazione ambientale. Fairtrade Italia afferma inoltre di affiancare le imprese nella tracciabilità, nella rendicontazione ESG e nella gestione dei rischi delle filiere, richiamando anche la direttiva europea CSDDD e il regolamento sulla deforestazione EUDR. La certificazione non sostituisce gli obblighi previsti da queste norme.

Secondo Fairtrade Italia, nel nostro Paese sono in vendita circa 2.500 prodotti Fairtrade. L’organizzazione indica inoltre un valore delle vendite superiore a 550 milioni di euro per i prodotti che contengono almeno un ingrediente Fairtrade, senza specificare il periodo a cui si riferisce la cifra.