Le borse Longchamp diventano paesaggi tessili nella collezione inverno 2026 firmata con l’artista Caroline Hélain

Longchamp firma con l’artista francese Caroline Hélain la collezione capsule dell’inverno 2026: i suoi paesaggi tessili, ispirati a scogliere e dune, arrivano su borse, capi in maglia e accessori del marchio.

Ci sono paesaggi che, invece di essere dipinti su una tela, prendono forma assemblando pezzi di tessuto tagliati e disposti fino a comporre immagini che ricordano luoghi reali. È il lavoro dell’artista francese Caroline Hélain, che firma con Longchamp la collezione capsule dell’inverno 2026, portando le sue composizioni tessili su borse, capi in maglia e accessori del marchio.

La collaborazione nasce all’interno di Be Creative, il percorso con cui Longchamp affianca artiste contemporanee nella realizzazione di collezioni capsule: un progetto che il marchio porta avanti da tempo, rivolto in particolare alla creatività femminile. Il lancio della collezione con Caroline Hélain è accompagnato da un nuovo episodio della serie Longchamp Family, in cui Sophie Delafontaine, direttrice artistica di Longchamp, invita il pubblico nello studio dell’artista.

Chi è Caroline Hélain e i suoi paesaggi tessili

Dietro questi paesaggi c’è il lavoro di Caroline Hélain, che li realizza assemblando con cura pezzi di stoffa tagliati e disposti fino a formare immagini a metà tra il figurativo e l’astratto. Il punto di partenza sono frammenti di ricordi, trasformati in composizioni intuitive in cui colore, trama e profondità richiamano scogliere, dune di sabbia e scorci di cielo.

Borsa Daylong Mini di Longchamp dalla collezione capsule inverno 2026 con l'artista Caroline Hélain
La borsa Daylong nella versione mini, realizzata con pelli sovrapposte a più strati per riprodurre i paesaggi tessili di Caroline Hélain, dalla collezione capsule Longchamp dell’inverno 2026. Photo credit: Longchamp.

Il dialogo tra il tessuto dell’artista e la pelletteria Longchamp

Secondo il marchio, questo metodo trova un parallelo diretto nel lavoro delle pelli e dei materiali usati per le borse Longchamp: così come l’artista assembla e accosta pezzi di stoffa, allo stesso modo pelli e materiali diversi vengono fatti dialogare tra loro nella lavorazione delle borse. È da questo punto di contatto, condiviso tra il gesto artistico e quello artigianale, che nasce la collezione capsule.

Le borse della collezione: Daylong e Le Pliage

Questo dialogo tra gesto artistico e lavorazione artigianale prende forma concreta nelle borse della collezione. Il modello Daylong, disponibile nelle versioni mini e weekend, diventa supporto dei paesaggi di Caroline Hélain: le sue composizioni vengono riprodotte attraverso pelli sovrapposte a più strati, una lavorazione che, spiega il marchio, mette in evidenza il lavoro dei laboratori Longchamp. La tote Le Pliage, tra i modelli storici della maison, viene invece rivisitata con le composizioni astratte dell’artista su tela di cotone, in un risultato che, sostiene il marchio, unisce funzionalità ed espressione creativa.

Tote Le Pliage di Longchamp con le composizioni di Caroline Hélain, collezione capsule inverno 2026
La tote Le Pliage, tra i modelli storici della maison, rivisitata con le composizioni astratte di Caroline Hélain su tela di cotone, dalla collezione capsule Longchamp dell’inverno 2026. Photo credit: Longchamp.

Il prêt-à-porter: dal top ai vestiti lunghi

Lo stesso linguaggio attraversa anche il prêt-à-porter della collezione. Uno dei capi chiave è un top senza maniche che unisce pelle di vitello e montone effetto bouclé (una lavorazione a riccioli fitti), un accostamento di materiali che richiama un paesaggio incorniciato da un cielo azzurro. Pullover in maglia e abiti lunghi vengono invece decorati con i paesaggi colorati firmati da Caroline Hélain, le cui composizioni si sviluppano lungo la superficie dei capi come un affresco continuo.

T-shirt e foulard completano la collezione

Il racconto si chiude con una selezione di t-shirt e foulard, in cui la sovrapposizione di colori caldi riprende l’approccio contemplativo dell’artista, richiamando l’idea di un orizzonte aperto, quasi un invito all’evasione.