Membrane abbinate a superfici dalla mano laniera, micropile vellutato e giacche comprimibili: la collezione donna mette al centro i capispalla e le sovrapposizioni, con tre palette ispirate alla natura.
Un tessuto tecnico può avere una consistenza che ricorda la lana e trovare posto in un guardaroba dai richiami sartoriali. È uno dei punti di partenza della collezione Jeanne Baret autunno-inverno 2026/27, dedicata a una donna che alterna spostamenti in città, viaggi e tempo all’aperto. Al centro ci sono i capispalla, sviluppati insieme a strati intermedi da combinare durante la giornata.
Il marchio del gruppo F.lli Campagnolo prende il nome dall’esploratrice e botanica francese Jeanne Baret, prima donna a circumnavigare il globo. A quella figura associa curiosità, indipendenza e desiderio di scoperta: riferimenti che, nel progetto della collezione, si traducono nella ricerca di abiti adatti a contesti diversi. L’esperienza tecnica del gruppo incontra così linee pulite e dettagli di ispirazione sartoriale.
Capispalla tecnici, superfici dall’aspetto familiare
Questo incontro passa anzitutto attraverso i materiali. Il nuovo tessuto indicato dal marchio come 3L con mano laniera abbina membrane tecniche a una superficie morbida: la “mano” descrive la sensazione del tessuto al tatto, in questo caso vicina a quella della lana. Anche il micropile vellutato incorpora una membrana ed è proposto da Jeanne Baret per l’inverno e per il tempo dopo lo sci, l’après-ski.

La stessa ricerca riguarda i tessuti dall’aspetto cotoniero, ai quali il brand attribuisce caratteristiche tecniche, e il softshell, un tessuto tecnico morbido, qui interpretato con linee e volumi urbani. A completare la parte dei capispalla arrivano le emergency warm jackets: giacche che il marchio descrive come ultraleggere e facilmente comprimibili, pensate per il viaggio e per essere inserite negli abbinamenti a strati.
Gli strati intermedi, dalla flanella alla maglieria
Le sovrapposizioni proseguono sotto le giacche, dove l’aspetto tradizionale della flanella incontra una versione tecnica che Jeanne Baret presenta come easy-care, cioè di facile manutenzione.

Per questi strati intermedi, chiamati anche mid layer, la collezione introduce la pelliccetta a maglia soft knitted highloft, mentre la maglieria accoglie inserti tecnici in nylon. Le felpe si articolano invece tra bouclé laniero, dalla superficie ad anellini, e punto Milano double. L’attenzione alle diverse consistenze lega così la parte più informale del guardaroba al lavoro sui capispalla.
Sabbia, lavanda e verde muschio: i tre temi colore
Su queste superfici si distribuiscono tre famiglie cromatiche, ispirate dal marchio a boschi, terra e riflessi minerali. Soft Naturals riunisce sabbia, avorio ed ebano, accompagnati da texture leggere, volumi morbidi e dettagli femminili. È la parte più neutra della proposta, nella quale le differenze tra i tessuti contribuiscono a costruire gli abbinamenti.

Con Mineral Shades entrano grigio minerale, nero, lavanda e violetto. Il riferimento alle rocce si esprime anche attraverso il contrasto tra superfici opache e lucide, aggiungendo alla variazione dei colori quella dei riflessi. Green & Rust Harmony sposta infine l’attenzione sui paesaggi autunnali, accostando verde muschio e ruggine.

Materiali tecnici e sovrapposizioni nelle collezioni di stagione
Il rapporto tra materiali tecnici e vita quotidiana trova una lettura diversa nella CMP Moving autunno-inverno 2026/27, linea di un altro marchio del gruppo F.lli Campagnolo: pile Highloft e giacche imbottite mantengono un legame riconoscibile con l’outdoor in una proposta rivolta alla Gen Z. Sul versante delle sovrapposizioni, la collezione Marc O’Polo autunno-inverno 2026 combina invece maglieria leggera, capispalla strutturati e volumi rilassati, con materiali che comprendono cotone e misto lana.