ACG Picklejus, la nuova scarpa Nike per il trail running oltre le 100 miglia

ACG Picklejus è la nuova scarpa Nike sviluppata per il trail running di lunga distanza in alta montagna. Integra due schiume ZoomX a diversa densità, tomaia Flyknit e la nuova piattaforma di trazione GOATEK. L’uscita è prevista alla fine del 2027.

Pensata per le lunghe distanze sui terreni di alta montagna, ACG Picklejus combina due schiume ZoomX a diversa densità, tomaia Flyknit e la nuova suola GOATEK. Tra sviluppo biomeccanico e migliaia di chilometri di test, ecco come è costruita e quando arriverà.

Correre per molte ore in montagna significa chiedere alla stessa scarpa caratteristiche differenti. Durante una lunga salita contano efficienza e contenimento del peso; nelle discese tecniche diventano determinanti ammortizzazione e protezione dagli impatti; su roccia bagnata, fango e superfici instabili entrano invece in gioco aderenza e stabilità.

Nike ACG Picklejus, scarpa da trail running per lunghe distanze in alta montagna
ACG Picklejus è la nuova scarpa Nike sviluppata per il trail running di lunga distanza in alta montagna. Photo credit: Nike

Da queste esigenze nasce ACG Picklejus, la nuova scarpa Nike sviluppata per il trail running di lunga distanza in alta montagna. Il progetto è stato impostato anche pensando a percorsi superiori alle 100 miglia, equivalenti a circa 161 chilometri, e riunisce tre elementi principali: un’intersuola composta da due differenti mescole ZoomX, una tomaia Flyknit adattata al trail e la piattaforma di trazione GOATEK.

Che cosa significa ACG

La sigla ACG sta per All Conditions Gear e identifica l’area Nike dedicata alle attività outdoor. Nell’attuale organizzazione del brand comprende tre principali ambiti di utilizzo: Trail Run, Hike ed Explore.

Picklejus si colloca nel primo e rappresenta anche un passaggio particolare nello sviluppo delle calzature ACG: è la prima scarpa del marchio sviluppata dal Nike Sport Research Lab, il centro di ricerca Nike dedicato allo studio delle prestazioni sportive e allo sviluppo dei prodotti.

Un progetto nato dalle esigenze del trail in alta montagna

Alla base dello sviluppo c’è una domanda precisa: come costruire una scarpa capace di accompagnare un atleta lungo percorsi montani molto estesi, riducendo l’impatto nelle discese senza penalizzare l’efficienza nelle salite?

Il lavoro si è concentrato sulle condizioni incontrate nei sentieri intorno al Monte Bianco e sul confronto con gli atleti impegnati a Chamonix. In tre anni sono emerse tre esigenze ricorrenti: conservare efficienza durante salite lunghe e impegnative, aumentare la protezione nelle discese prolungate e ad alto impatto e mantenere trazione e stabilità quando il terreno cambia.

Lo sviluppo ha combinato indicazioni degli atleti, ricerca biomeccanica, prove di laboratorio e validazione sul campo in ambiente montano. Il percorso ha coinvolto 10 studi di ricerca, 20 prototipi e oltre 100 runner, che hanno percorso complessivamente migliaia di chilometri con le diverse versioni della scarpa.

L’obiettivo non era quindi ottimizzare Picklejus esclusivamente per la salita o per la discesa, ma costruire un sistema utilizzabile nelle differenti fasi di una corsa di lunga durata in montagna.

Due schiume ZoomX con funzioni differenti

Una delle principali novità tecniche riguarda l’intersuola.

Picklejus utilizza due mescole ZoomX a diversa densità. Si tratta della prima piattaforma Nike in schiuma supercritica a doppia densità co-sagomata progettata specificamente per il trail running.

La struttura può essere compresa distinguendo le funzioni delle due componenti. Al centro si trova un nucleo ZoomX più morbido, destinato all’ammortizzazione, alla protezione dagli impatti e all’efficienza della corsa. Intorno è disposto un elemento più rigido, progettato per aumentare stabilità, sostegno e resistenza.

Quest’ultimo produce, nella descrizione tecnica fornita dall’azienda, un effetto simile a quello di una piastra. È una distinzione importante: non viene indicata la presenza di una tradizionale piastra separata inserita nell’intersuola.

La costruzione co-sagomata permette invece alle due schiume di lavorare come un’unica piattaforma integrata, combinando la parte centrale più morbida con quella perimetrale più rigida.

Flyknit adattato alle esigenze dei sentieri

Anche la tomaia Flyknit è stata modificata in funzione dell’utilizzo in montagna.

La struttura integra cavi di contenimento in maglia che seguono il piede e contribuiscono a mantenerlo stabile quando cambia l’appoggio sul terreno. La tomaia è leggera e traspirante e utilizza filati idrofobici, cioè progettati per respingere l’acqua. Lo scopo è limitare sia l’ingresso di umidità sia l’aumento di peso che può verificarsi quando la scarpa si bagna su sentieri fangosi o sotto la pioggia.

Nella zona della caviglia è presente inoltre un collare di rinforzo ispirato alle ghette, gli accessori utilizzati nell’outdoor per limitare l’ingresso nella calzatura di terra, piccoli sassi e altri detriti.

GOATEK: che cos’è la nuova suola di ACG Picklejus

La parte inferiore della scarpa introduce GOATEK, la piattaforma di trazione proprietaria sviluppata da ACG per affrontare superfici che possono cambiare rapidamente durante una corsa in montagna.

Il sistema è destinato a condizioni differenti, dalla roccia bagnata ai terreni instabili, fino alle salite ripide e alle discese tecniche.

Suola GOATEK delle Nike ACG Picklejus per il trail running
La suola GOATEK di ACG Picklejus è sviluppata per la trazione su terreni variabili nel trail running. Photo credit: Nike

Secondo i dati forniti da Nike, GOATEK aumenta del 45% la trazione sul bagnato e del 25% la resistenza all’abrasione. La documentazione disponibile non indica però il protocollo completo utilizzato per determinare queste percentuali né il riferimento rispetto al quale sono stati calcolati entrambi gli incrementi. Per questa ragione i valori vanno letti come dati dichiarati dal produttore.

Più ampio è il programma di prove sul campo descritto per la nuova piattaforma.

GOATEK è stata sottoposta a cinque cicli di test di usura a lungo termine, durante i quali gli atleti hanno percorso complessivamente più di 18.000 miglia, equivalenti a circa 29.000 chilometri, su terreni montani accidentati. Nei test Nike riferisce miglioramenti rispetto ai precedenti sistemi di trazione ACG e nelle condizioni di pioggia rispetto ai prodotti concorrenti utilizzati come riferimento, senza indicare i modelli impiegati nel confronto.

GOATEK non viene inoltre presentata come una soluzione destinata esclusivamente a Picklejus: il progetto è stato concepito anche come base tecnologica per il possibile sviluppo di altre calzature performance Nike.

Perché si chiama Picklejus

Anche il nome della scarpa ha un’origine legata alla cultura delle corse di lunga distanza.

Picklejus richiama il “pickle juice”, il liquido dei cetriolini sottaceto, utilizzato da alcuni runner come rimedio contro i crampi muscolari. Non si tratta, in questo contesto, di un’indicazione sulla sua efficacia: il riferimento serve a spiegare l’origine del nome scelto per la scarpa.

Il richiamo al cetriolino compare anche nel design. Il profilo rocker, cioè la curvatura longitudinale della scarpa con le estremità sollevate rispetto alla zona centrale, ne riprende intenzionalmente la forma.

Quando arriveranno le ACG Picklejus

Per vedere Picklejus sul mercato bisognerà attendere ancora.

La disponibilità è prevista alla fine del 2027, attraverso Nike e rivenditori selezionati. Al momento non sono stati indicati né una data precisa di lancio né il prezzo.

Picklejus permette quindi di osservare con largo anticipo la direzione tecnica intrapresa da ACG per il trail di lunga distanza: doppia densità nell’intersuola, costruzione della tomaia specifica per i sentieri e una nuova soluzione per la trazione sono i tre elementi sui quali è costruito il progetto.