A Venezia il legno resiste da secoli sott’acqua, ma in una doccia normale marcirebbe

Perché il legno dei pali di Venezia resiste da secoli sott’acqua e quello di una doccia normale no: la spiegazione porta a un legno diverso, l’Accoya, scelto da Duscholux per la nuova collezione Air Wood.

Il legno è uno dei materiali più amati per arredare casa, ma resta anche uno dei più difficili da usare in bagno: a contatto costante con l’umidità, il legno non trattato tende ad assorbire acqua, deformarsi e, nel tempo, marcire o coprirsi di muffa. Per questo, di norma, chi progetta un bagno o una doccia lo limita a elementi ben ventilati o protetti, oppure lo evita del tutto. Eppure la storia dell’edilizia offre un controesempio clamoroso: Venezia è letteralmente costruita su migliaia di pali di legno piantati nella laguna, alcuni dei quali reggono da secoli senza essersi disgregati. Come si concilia tutto questo?

Perché il legno viene sconsigliato in bagno e in doccia

Il legno è un materiale poroso e igroscopico, cioè capace di assorbire e rilasciare umidità a seconda dell’aria che lo circonda. In un bagno, e ancora di più in una doccia, l’umidità sale molto durante l’uso per poi scendere di nuovo, mentre il materiale resta comunque esposto all’aria e quindi all’ossigeno. È proprio la combinazione di umidità, ossigeno e calore a creare le condizioni ideali per i funghi responsabili della decomposizione del legno e per la formazione di muffe superficiali. Da qui nasce la cautela con cui il legno viene normalmente impiegato in questi ambienti, salvo trattamenti specifici.

Il paradosso dei pali di legno di Venezia

Venezia è stata costruita facendo infiggere nel fondale della laguna migliaia di pali di legno, su cui poggiano le fondamenta di palazzi, chiese e campanili. Alcuni pali ritrovati sono estremamente antichi: le ricerche condotte alla base del campanile di San Marco, secondo quanto riportato dal sito di divulgazione scientifica Geopop, hanno datato al 970 d.C. circa i pali in olmo e faggio più vecchi rinvenuti nella struttura, a testimonianza di quanto a lungo il legno sepolto nel fango possa conservarsi. Il campanile attuale, va detto, non poggia più su quei pali originali: crollato nel 1902, fu ricostruito nel decennio successivo su una fondazione rifatta e ampliata, con l’aggiunta di circa 3.000 nuovi pali. Resta comunque, nei pali più antichi ritrovati, la prova diretta di quanto il legno resista quando è sepolto nel fango e nel sedimento della laguna, quasi del tutto privo di ossigeno: un ambiente dove i funghi che normalmente decompongono il legno non possono sopravvivere.

Non si tratta però, come una ricerca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia ha chiarito, di un legno reso eterno dall’assenza di ossigeno: nel fango sono comunque presenti batteri anaerobi, che non hanno bisogno di ossigeno per vivere e che continuano a degradare il legno, seppure con estrema lentezza. È l’equilibrio fisico tra legno, fango e acqua, con il fango che nel tempo va a occupare gli spazi lasciati dal legno degradato, a mantenere la tenuta delle fondamenta. Anche per questo, nei secoli, Venezia ha avuto bisogno di continue opere di manutenzione e sostituzione dei pali più compromessi.

Perché a Venezia funziona e in una doccia no

La condizione che protegge i pali di Venezia, cioè l’isolamento quasi totale dall’ossigeno dentro il fango della laguna, è impossibile da riprodurre in un bagno di casa. Un pannello o un listello di legno in doccia resta sempre esposto all’aria, alternando fasi di bagnato e asciutto in un ambiente caldo: condizioni molto vicine a quelle che favoriscono proprio i funghi che il fango di Venezia tiene lontani.

Il legno di Accoya: un’altra strada per resistere all’acqua

Non potendo contare sul trucco dell’assenza di ossigeno, per resistere all’umidità di un bagno il legno va trasformato direttamente. È il caso dell’Accoya, un legno ricavato da pino a crescita rapida (Pinus radiata) che viene sottoposto a un processo chiamato acetilazione: un trattamento con acido acetico che modifica la struttura chimica delle pareti cellulari del legno, rendendole molto più resistenti ad assorbire acqua. Il produttore dichiara che questo processo riduce l’assorbimento di acqua di circa l’80% rispetto al legno non trattato e che, non assorbendo più umidità, il materiale smette di essere riconosciuto come nutrimento dai funghi che ne causerebbero il degrado. Sempre secondo il produttore, l’Accoya raggiunge la classe di durabilità più alta, la Classe 1, pari o superiore a quella di legni tropicali come il teak, ed è coperto da una garanzia pluriennale per l’uso fuori terra. È un meccanismo fisico completamente diverso da quello che protegge i pali di Venezia, ma con un risultato pratico paragonabile: una lunga resistenza a un ambiente costantemente umido.

Box doccia walk-in della collezione Air Wood di Duscholux con portasalviette in legno di Accoya
Il portasalviette in legno di Accoya, uno degli accessori abbinabili alla collezione Air Wood di Duscholux. Photo credit: Duscholux.

La collezione Air Wood di Duscholux

È proprio questo legno che Duscholux, azienda svizzera specializzata nella produzione di box doccia che si presenta come leader del settore, ha scelto per Air Wood, la nuova variante della linea Air. Partendo dalle forme essenziali già proprie della linea Air, i profili della collezione vengono realizzati in legno di Accoya, che aggiunge calore ed eleganza sia sulla parete sia nei supporti della struttura. Trattandosi di un materiale vivo, spiega Duscholux, ogni profilo realizzato in Accoya risulta un pezzo unico e irripetibile, con lievi irregolarità nella venatura che il marchio descrive come parte del fascino del materiale: una caratteristica che, secondo l’azienda, rende la collezione adatta a chi cerca in casa materiali sostenibili e pensati per durare nel tempo.

Box doccia walk-in della collezione Air Wood di Duscholux, parete in vetro temperato senza telaio
La parete doccia walk-in della collezione Air Wood di Duscholux, realizzata in vetro temperato senza telaio con profilo e portasalviette in legno di Accoya . Photo credit: Duscholux.

Quattro finiture, dal Natural Finish al Walnut

Il legno di Accoya scelto per Air Wood è disponibile in diverse colorazioni, pensate per adattarsi a stili d’arredo differenti. Duscholux le descrive così: il Natural Finish, la più chiara, è una finitura luminosa e delicata; il Monterey Pine e il Teak sono due tonalità calde e avvolgenti; il Walnut, il più scuro, ha una tonalità profonda e decisa. La stessa collezione può quindi accompagnare sia un bagno dai toni chiari sia uno con un’estetica più scura e materica.

Traversa di stabilizzazione e portasalviette in tinta

Per chi desidera coordinare l’intero ambiente, Duscholux propone due accessori pensati per la stessa collezione: una traversa di stabilizzazione, cioè la barra che irrigidisce e sostiene la parete doccia, e un portasalviette. Entrambi sono realizzati nello stesso legno di Accoya scelto per la struttura e si acquistano separatamente rispetto al box doccia.

Una struttura walk-in, senza telaio e con vetro fino a 2500 mm

Al di là del legno, Air Wood resta anzitutto una soluzione walk-in, cioè un box doccia a ingresso aperto, senza ante né profili perimetrali che delimitino il passaggio: una configurazione che elimina qualsiasi resistenza fisica all’ingresso e lascia la parete di vetro come unico elemento visibile. La parete è realizzata in vetro temperato, un vetro sottoposto a un trattamento termico che lo rende più resistente agli urti e, in caso di rottura, si frantuma in piccoli frammenti meno taglienti rispetto al vetro comune. Lo spessore è di 8 millimetri e l’altezza può arrivare fino a un massimo di 2500 millimetri. Il vetro, riferisce Duscholux, resta pulito nel tempo grazie al trattamento CareTec Pro, incluso di serie su tutti i modelli della collezione.