Dal 21 al 25 ottobre, con un’anteprima il giorno prima, il Palais d’Iéna di Parigi ospita Geste de Consolation, il progetto che Miu Miu ha commissionato alla regista francese Alice Diop per l’edizione 2026 del Public Program di Art Basel Paris, il palinsesto di mostre, installazioni e progetti curatoriali che la fiera d’arte apre liberamente al pubblico nei luoghi storici della città. È la terza volta che Miu Miu vi partecipa come partner ufficiale, occupando lo stesso edificio, sede del Consiglio economico, sociale e ambientale francese, in cui il marchio ospita abitualmente le proprie sfilate. Nato da un invito di Miuccia Prada, il progetto segna la prima esperienza di Alice Diop nella pratica espositiva.
Un capitolo che nasce dal cinema
Il progetto si concentra su un interrogativo che ricorre nel cinema di Diop, qui affrontato attraverso una scenografia multimediale che intreccia film, fotografia, scultura, poesia, danza, musica e performance: il punto di partenza resta la rappresentazione delle donne nere. Il linguaggio cinematografico della regista esce così dallo schermo, componendo uno spazio narrativo fatto di incontri ed emozioni, e prosegue una riflessione che Diop aveva già avviato con Fragments for Venus, il cortometraggio realizzato nel 2025 per Miu Miu Women’s Tales, la serie di film che il marchio commissiona a registe diverse, arrivata con il lavoro di Diop alla sua trentesima edizione.

“Vorrei che la mia curatela si soffermasse sugli atti di consolazione concepiti da artiste nere”, ha dichiarato Diop, “ciascuna nel proprio ambito, per rimediare allo sguardo feticista a cui ci hanno confinate secoli di storia dell’arte”. Geste de Consolation diventa così una celebrazione corale della creatività nera, costruita in risposta a un modo di essere rappresentate che quella stessa creatività ha sempre combattuto e che, secondo la regista, continua a pervadere l’immaginario attuale. Diop ha scelto di riunire, come le ha definite lei stessa, le donne che “mi hanno guarita, mi hanno nutrita”: un percorso attraverso quattro spazi comunicanti, ciascuno costruito attorno a una disciplina, una voce o un’atmosfera diversa. Il progetto si inserisce inoltre nel percorso di Miuccia Prada sul rapporto tra cinema e arte, aprendo per Miu Miu un nuovo capitolo dedicato alla vita delle donne, alle loro esperienze e ai racconti rimasti finora nascosti.
Il percorso: da una fotografia al salotto con la biblioteca
L’itinerario si apre su una fotografia della fotografa e attivista visiva sudafricana Zanele Muholi, nota per il lavoro sulla comunità nera LGBTQ+ del Sudafrica. Alle sue spalle si trova l’installazione video firmata da Diop, proiettata su un doppio schermo e composta da un montaggio di immagini d’archivio e di estratti di film: sequenze violente, disturbanti o consolatorie che, racconta la regista, hanno segnato nel tempo il suo sguardo di autrice. Da questa prima sala si accede a Chambre à soi, un salotto allestito su un mosaico di tappeti multicolore disegnati da Mary Lee Bendolph, artista tessile della comunità di Gee’s Bend, in Alabama, tra le protagoniste della tradizione dei quilt afroamericani: uno spazio domestico ricavato dentro la struttura in cemento del Palais d’Iéna. Nella libreria, aperta al pubblico, sono raccolti i volumi che hanno segnato la formazione intellettuale di Diop e che, nell’insieme, restituiscono il pensiero delle donne nere nel XXI secolo: uno spazio pensato, nelle sue parole, per sognare, creare e costruire il concetto stesso di emancipazione.

Parole, danza e musica dal vivo
Al centro del percorso, l’atmosfera raccolta della biblioteca lascia spazio a un anfiteatro dedicato alla performance, dove pagine di scrittrici e drammaturghe che hanno raccontato la vita delle donne nere vengono lette a rotazione da interpreti diversi: tra le autrici scelte da Diop ci sono la scrittrice e antropologa statunitense Zora Neale Hurston, la poetessa e attivista June Jordan, la scrittrice e saggista Audre Lorde, la francese Marie Ndiaye, premio Goncourt nel 2009, la scrittrice Zadie Smith e la drammaturga Penda Diouf, quest’ultima presente anche tra le voci che si alternano sul palco insieme ad Alice Da Luz Gomes, Latifa Laabissi, Séphora Pondi, Davide-Christelle Sanvee e Betty Tchomanga. Lo stesso palco ospita una versione riadattata di Prophétique, la coreografia dell’ivoriana Nadia Beugré interpretata da sei danzatori, seguita dalle performance della compositrice di Chicago Angel Bat Dawid con il suo ensemble Sistazz of the Nitty-Gritty.
La scultura che chiude il percorso
Il percorso si conclude in un passaggio tra due pareti molto alte, che si aprono sulla scultura in bronzo Sentinel (Mami Wata) di Simone Leigh, scultrice statunitense che nel 2022 è stata la prima artista nera a rappresentare da sola gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia: una figura femminile slanciata, alta quasi cinque metri, circondata da un serpente, interpretazione del potente spirito dell’acqua dell’Africa occidentale, la cui immagine ha attraversato il continente trasformandosi nello spazio e lungo le rotte della diaspora. Dotata di un potere insieme distruttivo e generativo, Mami Wata diventa qui una guardiana ambigua, monumentale e silenziosa, che veglia sull’intero spazio.
Lungo tutto il percorso, l’allestimento trasforma la spettatorialità, cioè il modo in cui il pubblico guarda ed è guardato, in un linguaggio architettonico: le tribune che si ripetono in ogni sala invitano i visitatori a osservare le immagini di Diop, i performer, e infine a guardarsi tra loro, fino al confronto finale con la sentinella di Leigh. Il contrasto tra le sedute di tipo istituzionale e l’accoglienza domestica di Chambre à soi introduce così diversi livelli di conforto e di condivisione. Diop ha concepito l’intero progetto come un montaggio cinematografico, con un percorso guidato che collega una sezione all’altra come un taglio di montaggio porta da una scena all’altra: il significato si costruisce per prossimità e sequenza, più che per spiegazione diretta, fino a una liberazione che la regista descrive come catartica. Ogni elemento del percorso, dal suono alla parola, dalla voce all’immagine, è pensato perché il corpo del visitatore si muova al suo interno: un viaggio scenografico che Diop definisce di memoria e riparazione.
Miu Miu e Art Basel Paris
La collaborazione tra Miu Miu e Art Basel Paris come Official Partner del Public Program è attiva dal 2024: il marchio la presenta come parte del proprio percorso di esplorazione delle storie di femminilità e delle vite delle donne, tra moda e cultura. Ogni anno, negli spazi del Palais d’Iéna, Miu Miu commissiona un progetto a un artista o a una diversa figura del mondo creativo, in un formato sperimentale che non rientra in categorie preordinate: la prima edizione, nel 2024, è stata Tales & Tellers, ideata dall’artista interdisciplinare Goshka Macuga e curata da Elvira Dyangani Ose; è seguita, nel 2025, 30 Blizzards., opera performativa dell’artista Helen Marten realizzata con il regista d’opera Fabio Cherstich e la compositrice Beatrice Dillon. Il Public Program di Art Basel Paris riunisce, in generale, mostre, installazioni, sculture monumentali e progetti curatoriali di artisti moderni e contemporanei, accessibili liberamente in siti storici della capitale francese. La manifestazione, fondata a Basilea nel 1970 da un gruppo di galleristi, organizza oggi le proprie fiere di arte moderna e contemporanea anche a Miami Beach, Hong Kong, Parigi e in Qatar, oltre a iniziative digitali come un’app dedicata e un report annuale sul mercato dell’arte realizzato insieme a UBS.
Chi è Alice Diop
Nata nel 1979, Alice Diop è regista e sceneggiatrice francese: il suo lavoro affronta temi come l’identità, lo sradicamento culturale e il colonialismo, dando voce a storie che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico. Tra i riconoscimenti ricevuti figurano il premio per il miglior documentario alla Berlinale nel 2021, il Leone d’Argento a Venezia nel 2022 e, nel 2024, l’invito a entrare a far parte dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, l’organizzazione che assegna gli Oscar. Tra i suoi film più noti ci sono Saint Omer (2022), Nous (2021) e Vers la Tendresse (2016). Parallelamente al cinema, spinta anche dalla convinzione dell’importanza della divulgazione, Diop insegna agli Ateliers Varan e tiene regolarmente workshop e masterclass in atenei francesi e statunitensi, tra cui Université Paris 8, Paris 1, Columbia, NYU, Yale e Harvard.
Con Miu Miu aveva già collaborato dirigendo il cortometraggio Fragments For Venus (2025), realizzato per Miu Miu Women’s Tales #30 e presentato in apertura delle Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia 2025, prima di essere proiettato anche al New York Film Festival e al BFI London Film Festival nell’ottobre dello stesso anno. Il suo prossimo film sarà liberamente ispirato a Phantom Africa, uno dei testi cardine della letteratura e dell’antropologia del Novecento, firmato dall’etnografo e scrittore francese Michel Leiris.
Quando e come visitare Geste de Consolation
Geste de Consolation è aperta al pubblico dal 21 al 25 ottobre 2026, con un’anteprima il 20 ottobre. Le visite guidate alla mostra si prenotano online sul sito miumiu.com, con le registrazioni che aprono l’8 ottobre.